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Il Bari di Ventura: bel gioco e tifosi innamorati

di Raffaele Digirolamo
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Una città sognante, in grado di vivere, seppur per pochi mesi, alle porte di un sogno. Con Giampiero Ventura la piazza biancorossa riuscì ad assaporare l'idea di aver trovato finalmente stabilità ed un posto nel calcio dei grandi, vivendo una stagione importante rimasta nei cuori degli appassionati. L'epilogo è stato triste ed ha lasciato una ferita profonda, che ha creato disillusione ed abbandono negli anni successivi, ma il fuoco acceso dal gruppo che arrivò a chiudere il girone d'andata in zona Europa ha fatto sognare e non merita di essere spento.

Ventura arrivò nel capoluogo pugliese in sostituzione di Antonio Conte (staffetta che si ripeterà anche sulla panchina della Nazionale) rilevando il gruppo che nella stagione precedente aveva vinto la B. Nel mercato estivo si aggiunsero diversi giocatori, fra cui quel Leonardo Bonucci che ha fine anno prenderà parte alla spedizione sudafricana, diventando uno dei pochi calciatori ad aver disputato il mondiale durante la militanza in biancorosso. 

Il ritorno in Serie A, dopo lunghi anni d'assenza, fu direttamente nello stadio Giuseppe Meazza, dove Kutuzov e compagni fermarono l'Inter che a fine stagione avrebbe conquistato lo storico triplete. Prime tre giornate, altrettanti pareggi (curiosità, come l'anno precedente in Serie B) ed un girone d'andata chiuso senza sconfitte con le tre nobili del nostro calcio e due chicche indimenticabili, come la vittoria sulla Juventus e l'esodo romano, con diecimila baresi a riempire l'Olimpico.

Il sogno durò poco, la realtà si impose con la sua crudeltà e frenò le ali europee di un gruppo che divertiva con il suo gioco, ma che probabilmente aveva affrontato un girone al di sopra delle sue possibilità. Nella stagione successiva tutto finì in maniera amara e dolorosa, con una retrocessione che rappresentò l'aspetto meno negativo di uno dei finali di campionato, vissuto con l'incubo del calcioscommesse, più tristi della storia recente. 

Resta però la speranza e la voglia di conservare cosa di bello c'è stato, un ricordo ed un sogno che tutt'ora non si è spento. La piazza di Bari, in questi anni, ha pianto ed ha pagato, ma ora ha voglia di guardare al futuro. Ed in questo futuro, spera di trovarci tanti sorrisi e poche lacrime.


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